Le sempre più avanzate conoscenze di anatomia chirurgica funzionale del pene e la disponibilità di nuovi bio-materiali hanno permesso di compiere enormi progressi nel campo della chirurgia ricostruttiva genitale. Così, è stato possibile realizzare interventi rienuti impensabili fino a pochi decenni orsono, come ad esempio il completo “disassemblaggio” del pene con sua successiva ricostruzione e ripresa funzionale.
ESEMPIO DI GLANDULO-CAVERNO DISASSEMBLY PROPOSTA DAL PROF.AUSTONI NELLE TERAPIA nerve sparing del cancro del pene

I materiali utilizzati per gli impianti protesici penieni sono oggi talmente evoluti da permetterne la garanzia indeterminata, così come la possibilità di utilizzare dei tessuti biologici liofilizzati o acellulari, ha permesso di estendere le indicazioni e gli approcci per questo tipo di chirurgia.


Sia in Europa sia negli US si sono formate comunità di esperti di questo particolare settore della chirurgia ricostruttiva.


Da un punto di vista classificativo, le falloplastiche, ossia le tecniche di ricostruzione del pene, possono essere distinte in:
- Complete : quando si tratti di creare dal nulla l’organo maschile (ad es. nei casi di transessualismo femmina-maschio, oppure nei soggetti andati incontro ad emascu-lazione, chirurgica o traumatica)
- Parziali : quando si debbano correggere gli esiti di una amputazione parziale del pene (dopo trauma o dopo chirurgia demolitiva per tumore)
FALLOPLASTICHE COMPLETE
Nell’ambito delle falloplastiche complete, sono state proposte numerose tecniche: ” Il lembo peduncolato fascio-cutaneo addominale (tecnica multi-stadio, cioè da completare in più tempi operatori)
- ” Il lembo addominale di Pryor
- ” Il lembo peduncolato di muscolo retto addominale ( Mulcahy)
- ” Il lembo microchirurgico antibrachiale di Chang


Lo schema ed alcune foto intraoperatorie del lembo addominale di Pryor:


Il lembo peduncolato di muscolo retto addominale (tecnica di Mulcahy modificato) è stato impiegato con successo dalla nostra Scuola nei casi di adeguamento dell’identità di genere da femminile a maschile (nei quali casi essa viene preceduta, in un unico tempo oratorio, dalla fase demolitiva degli organi sesuali femminili: mastectomia, istero-annessiectomia bilaterale e vulvectomia):
La interposizione del clitoride alla base del neo-pene
(Clitoridofallopessia sec.Austoni)







A distanza di alcuni mesi l’intervento può essere completato con gli impianti protesici, penieno e scrotale:


Questa tecnica, oltre che nei casi di transessualismo femminile-maschile, può essere applicata anche nei pazienti sottoposti ad emasculazione per cancro del pene:





Il lembo antibrachiale proposto da Chang, rappresenta certamente la tecnica di falloplastica in grado di offrire i migliori risultati estetici.

Questa tecnica prevede il prelievo di un ampio area di tessuto fascio-cutaneo dall’avambraccio del paziente, la configurazione a neo-fallo e la sua trasposizione in regione pubica con anastomosi microchirurgica dei vasi sanguigni (cioè la ricongiunzione, con uso del microscopio operatore, dell’arteria e vena del lembo – interrotte al momento del prelievo – con un’arteria ed una vena dell’addome).
La tecnica di Chang, a causa della sua complessità, risulta inevitabilmente gravata da un alto rischio di complicanze (ad es. la trombosi dell’anastomosi con necrosi immediata del neofallo) ed inoltre comporta un notevole danno estetico a carico della regione di prelievo (avambraccio del paziente).




Falloplastiche parziali
Come abbiamo già accennato, parliamo di falloplastiche parziali nei casi in cui si debba procedere ad una ricostruzione del pene avendo a disposizione del tessuto residuo, ad esempio dopo amputazione parziale (per eventi traumatici o dopo chirurgia per tumore) Ecco un esempio di falloplastica parziale in un paziente sottoposto a chirurgia iterativa per cancro del pene (iniziale trattamento laser, quindi amputazione parziale)
Si procede a liberazione dei corpi cavernosi incarcerati nel tessuto fibroso (cavernosolisi) ed a loro allungamento tramite sezione del legamento sospensore ed impianto endocavernoso di tutori soffici a spinta assiale. Quindi glanduloplastica con innesto libero di mucosa buccale ed innesto libero dermo-epidermico a copertura del neo-fallo ricostruito.
la falloplastica con cavernosolisi pubica su tutore assiale soffice ed innesti multipli epidemici e buccali sec.AUSTONI
FALLOPLASTICA SEC. AUSTONI DOPO CHIRURGIA DEMOLITIVA DELPENE





Qui di seguito un altro esempio di falloplastica parziale attuata in un paziente sottoposto ad asportazione del glande e successiva radioterapia per tumore del pene. Si procede a lipectomia infrapubica ed ampia resezione cutanea, plastica dello scroto, glanduloplastica e glandulopessia, copertura dei corpi cavernosi liberati con innesti epidermici liberi.






Conclusioni
La chirurgia ricostruttiva del pene, grazie ai progressi compiuti nell’ambito delle conoscenze di anatomia funzionale e nel campo della biotecnologia, ha oggi raggiunto notevoli traguardi sia dal punto di vista funzionale sia da quello estetico.
Riferimenti esterni
- EAU Guidelines on Sexual and Reproductive Health — protesi peniene e chirurgia ricostruttiva del pene