Plastica ad innesti per Induratio Penis

Dopo trent’anni di chirurgia della malattia di La Peyronie, l’impostazione seguita dal Prof. Austoni e dalla sua Scuola è passata dalla chirurgia radicale — quella descritta nel testo-atlante edito da Masson — alla chirurgia funzionale, con una tecnica originale che si è poi diffusa anche fuori dall’Italia. Il cambio di paradigma sta tutto in una scelta: non asportare la placca, ma renderla cedevole.

Che cosa prevede la tecnica

La correzione della retrazione e del recurvatum penieno si ottiene attraverso una chirurgia di placca con incisioni albuginee di rilassamento e allungamento, che eliminano gli inconvenienti meccanici indotti dalla malattia. Alle incisioni si associa un innesto di vena safena prelevata all’inguine, che copre il difetto creato nell’albuginea, e l’impianto di un tutore soffice che mantiene il pene disteso durante il periodo di attecchimento e di guarigione.

Il tutore non ha funzione protesica: serve a impedire che la cicatrizzazione avvenga in accorciamento, vanificando l’allungamento ottenuto in sala. È il motivo per cui la tecnica recupera lunghezza invece di sacrificarla, al contrario della plicatura, che corregge la curvatura accorciando il lato convesso.

Perché la vena safena

L’innesto venoso autologo è elastico, disponibile, non richiede materiale eterologo e si comporta bene nel letto cavernoso. La misura si prende a difetto aperto, in erezione artificiale: un innesto sovradimensionato si ripiega, uno in tensione non attecchisce. È il passaggio che decide il risultato molto più della lunghezza dell’incisione.

Selezione del paziente

L’intervento si pone quando la malattia è stabilizzata: operare in fase attiva, con placca ancora in evoluzione e dolore presente, espone alla recidiva della curvatura indipendentemente dalla tecnica. Contano inoltre il grado di deformità, la lunghezza di partenza e soprattutto la funzione erettile preoperatoria, da documentare con eco-color-Doppler dinamico: in presenza di deficit erettile severo la soluzione affidabile è l’impianto protesico, che risolve nello stesso tempo rigidità e residuo di curvatura. Il quadro clinico completo è in pene curvo e malattia di La Peyronie.

Risultati e sviluppi

La metodica è stata applicata per cinque anni prima della valutazione multicentrica sui pazienti operati, con risultati giudicati molto soddisfacenti sul piano funzionale. Nel 2010 è stato introdotto l’approccio transcrotale senza circoncisione, estensibile a tutte le corporoplastiche: evita il sacrificio del prepuzio e riduce l’edema del rivestimento cutaneo, come descritto in corporoplastiche senza circoncisione e in novità 2010 nelle ricostruzioni urogenitali.

Decorso e complicanze

Il post-operatorio prevede medicazione compressiva, astensione dai rapporti per il tempo necessario all’attecchimento dell’innesto e riabilitazione erettile programmata. Le complicanze da conoscere sono l’ipoestesia del glande, l’ematoma, il distacco parziale dell’innesto e la recidiva della curvatura: cause tecniche e rimedi sono analizzati in complicanze delle corporoplastiche: prevenzione e rimedi. L’inquadramento storico del passaggio dalla demolizione alla funzione è in La Peyronie: dalla chirurgia radicale a quella funzionale.

Riferimenti esterni

Domande frequenti

Perché si incide la placca invece di asportarla?
Perché l'escissione ampia crea nell'albuginea una finestra che compromette la tenuta veno-occlusiva ed espone al deficit erettile. L'incisione di rilassamento con innesto corregge la retrazione mantenendo la lunghezza e riducendo questo rischio.
A che cosa serve il tutore soffice?
Mantiene il pene disteso durante l'attecchimento dell'innesto: impedisce che la cicatrizzazione avvenga in accorciamento, vanificando l'allungamento ottenuto in sala operatoria.
Quando si può operare la malattia di La Peyronie?
Quando la malattia è stabilizzata. Operare in fase attiva, con placca in evoluzione e dolore presente, espone alla recidiva della curvatura indipendentemente dalla tecnica impiegata.
Che cosa si usa come innesto?
Vena safena prelevata all'inguine: è elastica, autologa e si comporta bene nel letto cavernoso. La misura si prende a difetto aperto in erezione artificiale, perché un innesto sovradimensionato si ripiega e uno in tensione non attecchisce.