Il 2010 è stato per la chirurgia ricostruttiva urogenitale un anno di consolidamento più che di invenzione: tre linee di lavoro aperte negli anni precedenti sono arrivate insieme alla maturità clinica, e insieme hanno spostato il risultato atteso di molti interventi.
I biomateriali al posto del lembo autologo
La ricostruzione dell’albuginea, dell’uretra o delle coperture genitali ha richiesto per decenni un tessuto prelevato dal paziente: vena safena, mucosa buccale, cute. Ogni prelievo aggiunge un secondo campo operatorio, un tempo chirurgico, una cicatrice e una morbilità propria.
I tessuti biologici acellulari e liofilizzati hanno cambiato questo bilancio. Si tratta di matrici da cui è stata rimossa la componente cellulare, che vengono colonizzate dal tessuto del ricevente e fungono da impalcatura invece che da sostituto. Il vantaggio non è solo l’assenza del sito donatore: la disponibilità immediata permette di decidere in sala l’estensione dell’innesto senza dover dimensionare in anticipo il prelievo. Nelle corporoplastiche a innesto e nelle coperture dopo chirurgia demolitiva è il punto su cui la pianificazione è cambiata di più.
La dissezione a ultrasuoni
Il bisturi a ultrasuoni taglia e coagula nello stesso gesto, con una diffusione termica laterale molto inferiore a quella dell’elettrobisturi. In chirurgia pelvica questo ha due effetti concreti: una perdita ematica ridotta, e soprattutto un danno termico contenuto sulle strutture nervose che corrono accanto al piano di dissezione.
È la premessa tecnica della neovescica ileale dopo cistectomia con ultrasuoni, dove la cistectomia extraperitoneale condotta con questo strumento riduce il tempo di ileo post-operatorio, e della prostatectomia perineale mininvasiva, dove il controllo del sanguinamento in un campo stretto è la condizione per vedere ciò che si deve risparmiare.
Il nerve sparing esteso all’oncologia genitale
Il principio del risparmio dei fasci neurovascolari, nato nella chirurgia della prostata, è stato portato sul pene. Nel cancro del pene la demolizione classica sacrifica la funzione insieme alla malattia; il disassemblaggio glandulo-cavernoso proposto dalla Scuola milanese separa i piani anatomici e permette, nei casi selezionati per stadio e sede, di asportare la lesione conservando i corpi cavernosi e l’innervazione. È l’oggetto della pagina Preservazione della erezione nella terapia del cancro del pene.
Che cosa queste novità non risolvono
Nessuna delle tre linee amplia le indicazioni: le restringe, semmai, perché richiedono una selezione più precisa. L’innesto acellulare non tiene se il letto ricevente è mal vascolarizzato; la dissezione a ultrasuoni non compensa un piano anatomico sbagliato; il nerve sparing è controindicato quando la radicalità oncologica lo richiede, e in quel caso la funzione si recupera dopo, con la ricostruzione, non durante.
L’elenco completo delle procedure originali messe a punto e pubblicate è nella pagina Tecniche Chirurgiche Originali.
Riferimenti esterni
- ESGURS, EAU Section of Genitourinary Reconstructive Surgeons — dove la ricostruzione urogenitale viene discussa e aggiornata