Nei tumori urologici la prognosi dipende in gran parte dal momento in cui la malattia viene intercettata: lo stesso organo, lo stesso istotipo, danno percorsi completamente diversi a seconda dello stadio. Per questo l’attività uro-oncologica parte dalla diagnosi precoce dei tumori urologici e solo dopo discute la terapia: identificare sul nascere la neoplasia è ciò che rende possibili i trattamenti radicali mininvasivi.
Carcinoma della prostata
La stadiazione si avvale di PSA, esplorazione rettale, imaging e biopsie ecoguidate; nella casistica del Centro è stato impiegato anche il TRIM-PROB come esame non invasivo di orientamento. Per il carcinoma iniziale è stata messa a punto la prostatectomia radicale perineale, accesso che consente l’asportazione completa della ghiandola con conservazione della funzione erettile e degenza breve. Opzioni, alternative non chirurgiche ed effetti attesi su continenza ed erezione sono confrontati in terapia del tumore della prostata.
Tumore del rene
La chirurgia renale ha seguito un percorso preciso: dalle demolizioni ampie con linfoadenectomia estesa e resezione cavale, necessarie nelle forme avanzate, alle tecniche mininvasive di enucleazione “nephron sparing” con bisturi a ultrasuoni, che nei tumori di piccole dimensioni permettono di conservare il rene malato. La scelta dipende da dimensione, sede e funzione renale controlaterale: vedi terapia del tumore del rene.
Carcinoma della vescica
Nelle forme non infiltranti il percorso di base è endoscopico: resezione con mapping istologico e chemioterapia topica endovescicale, seguiti da controlli ravvicinati. Nelle forme infiltranti si è passati dalla pancistoprostatectomia radicale alla cistectomia radicale extraperitoneale nerve sparing con ricostruzione ortotopica con neovescica ileale, che restituisce una minzione per via naturale con scarse complicanze. Quando l’uretra va asportata in tempo unico, o il paziente non è candidabile alla neovescica, restano la derivazione eterotopica secondo Wallace e l’ureterocutaneostomia ipsilaterale a canna di fucile: un compromesso ragionato fra radicalità oncologica e qualità di vita, descritto in ricostruzione delle vie urinarie dopo cistectomia.
Tumori genitali
Nel carcinoma del pene la chirurgia demolitiva è stata progressivamente sostituita, negli stadi iniziali, da exeresi conservative che mantengono i corpi cavernosi e quindi l’erezione: il principio è illustrato in preservazione dell’erezione nella terapia del cancro del pene e il percorso clinico in terapia del tumore del pene. Nel tumore del testicolo, che colpisce soprattutto uomini giovani, la sequenza orchiectomia-marcatori-stadiazione va impostata tenendo conto fin dall’inizio della fertilità: terapia del tumore del testicolo.
Tecnologia e morbilità
L’impiego sistematico degli strumenti a ultrasuoni nella chirurgia renale e vescicale ha un effetto misurabile su perdite ematiche, tempi operatori e durata della degenza. È un punto che riguarda direttamente il paziente fragile o anziano, per il quale la differenza fra un intervento di due ore e uno di quattro non è statistica ma clinica.
Dopo il trattamento
Il follow-up non è una formalità: nel carcinoma vescicale superficiale le recidive sono la regola e si intercettano solo con cistoscopie programmate; dopo prostatectomia il PSA deve risultare non dosabile e ogni risalita va interpretata nel contesto; dopo chirurgia renale conservativa si controllano funzione e sede operata. Il calendario dei controlli veniva consegnato alla dimissione e discusso in sede di visita; l’organizzazione dell’epoca è descritta in visite e ricoveri.
Riferimenti esterni
- EAU Guidelines, sezione oncologica — raccomandazioni su tumori di prostata, vescica, rene, testicolo e pene