Diagnosi precoce del tumore del pene

Una lesione del glande che non guarisce in poche settimane va vista, non attesa: il ritardo è la ragione principale per cui si arriva a un intervento demolitivo invece che conservativo.

Il carcinoma del pene rappresenta una patologia rara che colpisce più frequentemente in età avanzata. L’incidenza della malattia nei paesi occidentali è pari a: 0.7%-0.9% in USA,0.1-0.9% in Europa, 1.4% in Italia.

Il carcinoma del pene si localizza in circa il 50% dei casi sul glande, nel 20% dei casi sul prepuzio, nel 10% dei casi su prepuzio e glande, nel 6% dei casi a livello del solco balanoprepuziale. Solo il 2% dei casi presenta una localizzazione sull’asta.

Al momento della diagnosi è possibile che i linfonodi inguinali siano ingrossati e quindi palpabili (20-96% dei casi).

La sopravvivenza media a cinque anni dalla diagnosi è pari a poco più del 50% dei casi.

E’ proprio partendo da questo dato che sembra opportuno agire, con adeguate campagne d’informazione, sia sui fattori di rischio, che sugli stili di vita (abitudini igieniche e sociali), che possano portare ad una riduzione dell’incidenza di questa rara ma estremamente pericolosa forma di neoplasia.

Fattori di rischio e Prevenzione del cancro del pene.

Numerosi fattori sembrano essere implicati nell’insorgenza di questo tumore: età avanzata, fattori razziali, la presenza del prepuzio, la presenza di fimosi, le malattie veneree, i traumi, l’esposizione alle radiazioni ultraviolette, il tabacco e la scarsa igiene locale.

In particolare, la fimosi e i processi infiammatori cronici causati dallo smegma presente nel solco balano-prepuziale unitamente all’azione di un carcinogeno, il Mycobacterium Smegmatis (capace di trasformare gli steroli dello smegma in steroli cancerogeni) favoriscano lo sviluppo di cellule maligne della cute peniena. La circoncisione, evitando il ristagno dello smegma nel solco balano-prepuziale, eserciterebbe un’azione protettiva.

Esistono inoltre forti evidenze che alcune infezioni virali sessuali (specie da HPV tipo 16 e 18) siano associate allo sviluppo di carcinoma del pene in oltre il 50% dei casi. L’adozione di adeguati sistemi di prevenzione (tipo di attività sessuale, uso del preservativo, ecc..) può esercitare un ruolo essenziale nel contenere l’insorgenza della malattia.

  • Bezerra AL, Lopes A, Landman G, Alencar GN, Torloni H, Villa LL.: Clinicopathologic features and human papillomavirus DNA prevalence of warty and squamous cell carcinoma of the penis. Am J Surg Pathol 2001; 25: 673-678.
  • Dillner J, Meijer CJ, von Krogh G, Horenblas S.: Epidemiology of human papillomavirus infection. Scand J Urol Nephrol Suppl 2000; 205: 194-200.

Lesioni preneoplastiche e carcinomi in situ.

Esistono lesioni dermatologiche con aspetto istologico benigno che possiedono una potenziale evolutività verso la malignità: i Condilomi Acuminati(Condiloma Gigante di Busche Lowenstein), il Lichen Sclerosus e la Balanite Xerotica Obliterans.

Altre lesioni, denominate Carcinomi in Situ (fig. a,b), sono caratterizzate da alterazioni displastiche intraepiteliali e presentano una stretta associazione con lo sviluppo dei carcinomi squamosi: l’Eritroplasia di Queyrat, la Malattia di Bowen, la Malattia di Paget.

Carcinoma in situ (a) — Diagnosi precoce del tumore del pene Carcinoma in situ (b) — Diagnosi precoce del tumore del pene

a

b

  • Schellhammer PF, Jordan GH, Robey EL, Spaulding JT : Premalignant lesions and nonsquamous malignancy of the penis and carcinoma of the scrotum . Urol.Clin.North.Am.1992-19:131-142

Sintomi e diagnosi.

Sintomi

Nonostante la facile accessibilità dell’organo la neoplasia del pene viene mediamente diagnosticata sei mesi dopo l’insorgenza della sintomatologia. Motivi frequenti della diagnosi tardiva sono la scarsa cura personale del paziente, l’imbarazzo, l’ignoranza e talvolta una errata diagnosi a seguito di ripetuti episodi di infiammazione locale.

Il carcinoma può presentarsi come un’area erosa o addirittura ulcerata dura e non dolente, oppure come un’escrescenza verrucosa.

Col tempo, la comparsa di cattivo odore prepuziale e di essudazioni purulente talora in associazione a disturbi menzionali e perdite di sangue, richiamano l’attenzione del paziente.

La fimosi può nascondere la presenza di tali lesioni. Nel 10% dei casi, infatti, la malattia si manifesta come una massa inguinale provocata dalle metastasi linfonodali.

Diagnosi.

Esame fisico del pene.

Tale esame permette di definire importanti caratteristiche delle lesioni quali: diametro – sede – numero – forma (piana, ulcerata, papillare) – rapporto con strutture vicine – colore – caratteri dei bordi delle lesioni.

La diagnosi differenziale per le forme ulcerate con le ulcere veneree e con il sifiloma primario, e per le forme vegetanti con i condilomi e con il tumore di Buschke Lowenstein, può risultare complessa: in tali casi saranno utili esami sierologici, colturali e studi tessutali.

Tuttavia le caratteristiche cliniche possono essere ingannevoli e pertanto risulta indispensabile un ulteriore approfondimento diagnostico citologico o istologico al fine di confermare la natura patologica del tessuto ed il suo grado di malignità.

Le informazioni ottenute permetteranno di programmare un appropriato iter terapeutico, definendo in particolare le categorie di casi da sottoporre a procedure terapeutiche conservative o demolitive.

La Peniscopia (microscopia ad epiluminescenza – microscopia di superficie), mediante applicazione sulla superficie da esplorare di garze imbevute di acido acetico al 5% permette di identificare ad una osservazione sotto ingrandimento la presenza di lesioni non visibili ad occhio nudo.

Una volta identificate le aree da indagare la diagnosi potrà essere perseguita con:

-Esame citologico: dopo aspirazione di un piccolo campione di cellule con ago sottile oppure con prelievo dopo “brushing” della lesione (scarificando la lesione al fine di ottenere il distacco di cellule da esaminare).

-Biopsia mirata: con l’applicazione di un anestetico locale permette l’escissione di piccole losanghe di tessuto da utilizzare per una indagine istologica. Può avere significato terapeutico in presenza di piccole lesioni.

Stadiazione locale

Una volta confermata la natura neoplastica della lesione, la stadiazione permette di definire l’estensione locale in profondità del tumore ai tessuti sottoepiteliali e l’eventuale invasione dei corpi cavernosi e spongioso.

La diagnostica per immagini del pene mediante Ecografia o RNM – Risonanza Magnetica Nucleare dinamica (dopo iniezione all’interno dei corpi cavernosi del pene di un farmaco in grado di stimolare una erezione artificiale) può definire l’estensione in profondità di lesioni tumorali di volume sufficientemente grande da essere identificate con le metodiche (alcuni millimetri).

Riferimenti esterni

Domande frequenti

Quali sono i fattori di rischio del tumore del pene?
Età avanzata, fattori razziali, presenza del prepuzio, fimosi, malattie veneree, traumi, esposizione alle radiazioni ultraviolette, tabacco e scarsa igiene locale.
Perché alla circoncisione viene attribuito un ruolo protettivo?
Perché evita il ristagno dello smegma nel solco balano-prepuziale. Secondo il meccanismo descritto in queste pagine, fimosi e infiammazione cronica da smegma, insieme all'azione del Mycobacterium smegmatis che trasforma gli steroli dello smegma in steroli cancerogeni, favoriscono lo sviluppo di cellule maligne della cute peniena.
Perché l'informazione pesa tanto in questa neoplasia?
Perché la sopravvivenza media a cinque anni è poco superiore al 50%. Da questo dato nasce l'indicazione a campagne di informazione sui fattori di rischio e sulle abitudini igieniche, che possono ridurre l'incidenza di una forma rara ma estremamente pericolosa.